Antoniacomi, Giorgio I percorsi ingannevoli nella gestione delle collezioni di una biblioteca pubblica tra censura e legittimazione della post verità: verso il paradigma dei diritti aletici. AIB STUDI, 2018, vol. 58, n. 1, pp. 65-82. [Journal article (Paginated)]
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Text
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English abstract
Today libraries face, among others, two interlinked challenges: on the one hand the abundance of information available especially on the Internet and, on the other, the widespread habit to consider all this information as plausible. The contemporary world (the so called post-truth society) considers truth as something that simply doesn’t exist. This assumption contrasts with the idea of a library as an influential and legitimate structure of mediation between documents and readers. This paper aims to demonstrate that, particularly in a society where many points of view coexist, the search for truth has, at the same time, an epistemological, ethical, political and professional foundation. Truth is not to be considered an absolute certainty but, more intuitively, as ‘things are as they really are’: this is a public discussion about research, as a method and a deontological and ethic responsibility. Three complementary issues are discussed: the need to separate facts from opinions, i.e. by checking and censoring what is demonstrably false; with regard to opinions, the importance to clarify that secularism does not mean indifference to values; finally, with regard to library collections, the need to bridge the gap between abstract and normative decisions and the needs of users as they really are and not as they are imagined. The author emphasises the dramatic urgency of public libraries’ mission and the professional role of librarians themselves, who are to be considered custodians of critical knowledge and freedom of thought.
Italian abstract
Una sfida cruciale che le biblioteche devono oggi raccogliere, in quanto agenzie di intermediazione di documenti, è caratterizzata da due circostanze concorrenti: la sovrabbondanza delle informazioni disponibili in rete e la tendenza diffusa e irriflessa a considerare ciascuna fonte come vera. Su uno sfondo non lontano si colloca la pericolosa convinzione – propria del mondo contemporaneo – che la verità non esista e che ogni sguardo sul mondo abbia la medesima legittimità di qualunque altro. Questi presupposti mettono in crisi l’idea stessa di biblioteca nella sua funzione primaria di punto di incontro autorevole, e in fin dei conti legittimo, fra documenti e utenti. L’articolo si propone di portare argomentazioni a sostegno della tesi secondo la quale, a maggior ragione in una società caratterizzata dalla pluralità irriducibile dei valori e dei punti di vista, la ricerca del vero deve ricondurre a unità dimensioni di ordine gnoseologico, epistemologico, etico, civile e tecnico-professionale. La verità non è qui intesa, ingenuamente, come certezza incontrovertibile, ma è discussa tanto nella sua problematica consistenza quanto nella sua ineludibilità. Sono discusse tre questioni complementari: l’idea di verità in quanto tale; la necessità di separare nettamente i concetti di laicità e di indifferenza; la necessità di riportare il trattamento delle collezioni di una biblioteca da un livello astratto ad un piano di realtà, ossia quello del rapporto con gli utenti ‘come sono davvero’. Viene ribadita la disperata attualità della missione delle biblioteche pubbliche e del ruolo professionale dei bibliotecari come presidio della libertà di pensiero e di una conoscenza libera, critica e consapevole.
Italian abstract
Una sfida cruciale che le biblioteche devono oggi raccogliere, in quanto agenzie di intermediazione di documenti, è caratterizzata da due circostanze concorrenti: la sovrabbondanza delle informazioni disponibili in rete e la tendenza diffusa e irriflessa a considerare ciascuna fonte come vera. Su uno sfondo non lontano si colloca la pericolosa convinzione – propria del mondo contemporaneo – che la verità non esista e che ogni sguardo sul mondo abbia la medesima legittimità di qualunque altro. Questi presupposti mettono in crisi l’idea stessa di biblioteca nella sua funzione primaria di punto di incontro autorevole, e in fin dei conti legittimo, fra documenti e utenti.L’articolo si propone di portare argomentazioni a sostegno della tesi secondo la quale, a maggior ragione in una società caratterizzata dalla pluralità irriducibile dei valori e dei punti di vista, la ricerca del vero deve ricondurre a unità dimensioni di ordine gnoseologico, epistemologico, etico, civile e tecnico-professionale. La verità non è qui intesa, ingenuamente, come certezza incontrovertibile, ma è discussa tanto nella sua problematica consistenza quanto nella sua ineludibilità. Sono discusse tre questioni complementari: l’idea di verità in quanto tale; la necessità di separare nettamente i concetti di laicità e di indifferenza; la necessità di riportare il trattamento delle collezioni di una biblioteca da un livello astratto ad un piano di realtà, ossia quello del rapporto con gli utenti ‘come sono davvero’. Viene ribadita la disperata attualità della missione delle biblioteche pubbliche e del ruolo professionale dei bibliotecari come presidio della libertà di pensiero e di una conoscenza libera, critica e consapevole.
| Item type: | Journal article (Paginated) |
|---|---|
| Keywords: | truth; fake news; information literacy |
| Subjects: | C. Users, literacy and reading. > CE. Literacy. |
| Depositing user: | Users 30015 not found. |
| Date deposited: | 21 Aug 2026 06:17 |
| Last modified: | 27 Aug 2026 04:33 |
| URI: | http://hdl.handle.net/10760/37261 |
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