Buttò, Simonetta Storie di autonomia "speciale": le biblioteche specializzate del Ministero per i beni e le attività culturali. AIB studi, 2012, vol. 52, n. 2. [Journal article (Paginated)]
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Text
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English abstract
During the 80s the Italian debate on specialized libraries – nowadays gone out of fashion – was strongly influenced by American studies, and tackled subtle theoretical subjects as well as cultural and professional policy issues. Actually, the problem of libraries' specialization was a main topic in the parliamentary agenda right after Italian Unification. Personalities such as Ruggero Bonghi, Ferdinando Martini and Guido Baccelli were culturally and politically opponents on this theme, but none of them was able to devise an organic national library system in which each institution would have a well defined role. In the 20s, the issue of specialized libraries came once again to the fore thanks to a new conception of education, to the increasing specialization, and to a stronger attention to contemporary history and culture. The three specialized libraries belonging to the administration of State public libraries – i.e. the Library of Archaeology and History of Art, the Library of Modern and Contemporary History and the Medical Library – were institutionalized in those years, and in the course of time they succeeded in keeping pace with the scholars' changing needs by developing new tools and creating new services. Despite the shortage of financial and human resources of the last decades, the specialized libraries of the Ministry for Cultural Heritage and Activities have pursued – and will need to pursue more and more in the future – a cultural policy aimed at the creation of original databases, at the multiplication of public access to digital resources in specific disciplines or subject fields, and at the cooperation with universities and other research institutions.
Italian abstract
Il dibattito sulle biblioteche specializzate, oggi non più di moda, in Italia si è sviluppato soprattutto negli anni Ottanta, affrontando complesse discussioni teoriche in ambito biblioteconomico – fortemente influenzate dalla contemporanea letteratura statunitense – oltre che questioni di politica culturale e professionale. Tuttavia il problema della specializzazione delle biblioteche aveva occupato un posto di rilievo nelle discussioni politico-parlamentari già all’indomani dell’Unità d’Italia, quando personalità come Ruggiero Bonghi, Ferdinando Martini e Guido Baccelli si erano contrapposte culturalmente e politicamente proprio su tale tema, senza però arrivare a formulare l’ipotesi di un sistema bibliotecario organico per il nuovo Regno, ma assegnando a ciascun istituto un ruolo ben definito all'interno di una organizzazione complessiva. A partire dagli anni Venti l’idea di dotare il paese di biblioteche specializzate tornò prepotentemente in primo piano grazie a una nuova concezione degli studi che prevedeva una maggiore specializzazione delle singole discipline e una rinnovata apertura al contemporaneo – com'è testimoniato anche dalla nascita, in quegli stessi anni, di numerosi istituti culturali. È in questo periodo che nacquero – o meglio: furono “istituzionalizzate” – le tre biblioteche statali specializzate: la Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte, la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea e la Biblioteca medica, che nel tempo sono riuscite a tenere il passo con le mutate esigenze della ricerca creando servizi e utilizzando strumenti e metodi in sintonia con i sempre nuovi bisogni espressi dagli studiosi. Nonostante la mancanza di risorse – economiche e di personale – che da molti anni investe il mondo delle biblioteche, le biblioteche specializzate del Ministero per i beni e le attività culturali hanno recentemente sviluppato (e dovranno continuare a sviluppare sempre di più in futuro) una politica culturale mirata alla creazione di banche dati originali, consentendo l’accesso a un sempre maggior numero di risorse digitali organizzate per singole discipline o settori di indagine, e integrandosi con università ed enti di ricerca scientifica.
Italian abstract
Il dibattito sulle biblioteche specializzate, oggi non più di moda, in Italia si è sviluppato soprattutto negli anni Ottanta, affrontando complesse discussioni teoriche in ambito biblioteconomico – fortemente influenzate dalla contemporanea letteratura statunitense – oltre che questioni di politica culturale e professionale.Tuttavia il problema della specializzazione delle biblioteche aveva occupato un posto di rilievo nelle discussioni politico-parlamentari già all’indomani dell’Unità d’Italia, quando personalità come Ruggiero Bonghi, Ferdinando Martini e Guido Baccelli si erano contrapposte culturalmente e politicamente proprio su tale tema, senza però arrivare a formulare l’ipotesi di un sistema bibliotecario organico per il nuovo Regno, ma assegnando a ciascun istituto un ruolo ben definito all'interno di una organizzazione complessiva.A partire dagli anni Venti l’idea di dotare il paese di biblioteche specializzate tornò prepotentemente in primo piano grazie a una nuova concezione degli studi che prevedeva una maggiore specializzazione delle singole discipline e una rinnovata apertura al contemporaneo – com'è testimoniato anche dalla nascita, in quegli stessi anni, di numerosi istituti culturali.È in questo periodo che nacquero – o meglio: furono “istituzionalizzate” – le tre biblioteche statali specializzate: la Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte, la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea e la Biblioteca medica, che nel tempo sono riuscite a tenere il passo con le mutate esigenze della ricerca creando servizi e utilizzando strumenti e metodi in sintonia con i sempre nuovi bisogni espressi dagli studiosi.Nonostante la mancanza di risorse – economiche e di personale – che da molti anni investe il mondo delle biblioteche, le biblioteche specializzate del Ministero per i beni e le attività culturali hanno recentemente sviluppato (e dovranno continuare a sviluppare sempre di più in futuro) una politica culturale mirata alla creazione di banche dati originali, consentendo l’accesso a un sempre maggior numero di risorse digitali organizzate per singole discipline o settori di indagine, e integrandosi con università ed enti di ricerca scientifica.
| Item type: | Journal article (Paginated) |
|---|---|
| Subjects: | A. Theoretical and general aspects of libraries and information. > AA. Library and information science as a field. |
| Date deposited: | 21 Aug 2026 06:17 |
| Last modified: | 27 Aug 2026 04:33 |
| URI: | http://hdl.handle.net/10760/48003 |
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