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<othersabs xmlns="http://eprints.org/ep2/data/2.0"><item><othabstracts>Il dibattito contemporaneo sul diritto d'autore nella gestione e circolazione dell'informazione ha fortemente influenzato, e tuttora continua ad influenzare, non solo le leggi del mercato, ma anche quelle dei giuristi. Tale dibattito spesso è esclusivamente orientato da gruppi di interesse economico, a sfavore degli interessi della collettività. Bisogna opporre resistenza a quanti spingono contro ai principi di libertà su cui si fondano le istituzioni universitarie, ma anche a chi spinge contro le biblioteche pubbliche in altro modo coinvolte in questo processo.
Ogni Paese civile dovrebbe tenere in debito conto primo tra tutti il diritto di accesso all'informazione, stabilendo eccezioni per la ricerca, la didattica, i servizi di biblioteca e prevedendo dei diritti di accesso all'informazione quale bene comune mondiale, anche alle fasce di utenza svantaggiate e agli utenti con disabilità. Per questa ragione quando trasponiamo il modello della proprietà intellettuale da un contesto analogico ad un contesto digtale, per esempio nell'editoria elettronica, sarà fondamentale attivare una forte attività di lobbying a due vie. Da una parte la tutela della ricerca e della didattica, dall'altra l'orientamento verso un gamma di eccezioni a favore delle biblioteche, delle utenze svantaggiate e della copia ad uso personale, come previsto dalla recente direttiva europea.</othabstracts><language>it</language></item></othersabs>
