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<othersabs xmlns="http://eprints.org/ep2/data/2.0"><item><othabstracts>L’auto-archiviazione o self-archiving è un processo essenziale nel nuovo modello di comunicazione scientifica e non va confuso con l'auto-pubblicazione (self-publishing) o vanity press. Il self-archiving è il primo passo entro il circuito di disseminazione informativa caratterizzato dal deposito delle proprie produzioni di ricerca entro spazi “open access”. Le produzioni di ricerca auto-archiviate massimizzano e accelerano l’impatto della ricerca massimizzando l’accesso alla ricerca. I blocchi del copyright sono un ostacolo alla libera circolazione dei lavori e concorrono nondimeno allo sfrenato aumento dei prezzi delle riviste. E' necessario ottenere il consenso dagli autori, convincerli che vanno rivisti i contratti editoriali nell'ottica della ritenzione dei diritti. E'necessario cominciare a depositare le proprie versioni dei paper pre-print e post-print entro i depositi istituzionali per una disseminzione ampia. Secondo alcune stime la media delle citazioni a lavori online è superiore del 336% rispetto agli stessi lavori in versione a stampa.
Molti sono i ricercatori che da alcuni anni archiviano i loro lavori sui server delle loro istituzioni o in server disciplinari, primi tra tutti i fisici gli economisti, i matematici, gli astronomi e, di recente anche i chimici e biomedici. Ciononostante la pratica dell'auto-archiviazione
stenta a decollare, non solo in Italia. E' utile comprendere a fondo i motivi di tale inerzia. Inoltre è necessario capire qual'è l'effettivo uso degli archivi da parte degli studiosi, nalizzando i loro comportamenti di comunita'.  Nel lavoro vengono presentati alcuni dati statistici sull'uso e depositi presenti negli Open Archive a livello internazionale. Inoltre vengono proposte alcune linee di intervento utili a trovare consenso per il riempimento degli Open Archive attraverso la pratica dell'auto-archiviazione.</othabstracts><language>it</language></item></othersabs>
