Qual è la differenza? Possiamo rilevare due orientamenti di base, che portano ad altrettante ipotesi di risposta: un filone tendenzialmente filosofico-gnoseologico (Wiig, Goodhall, Mercier-Laurent, Grey, Green, Bellinger, Sveiby) e uno grossomodo comportamentistico-pragmatico (Sierhuis, Skyrme, Barr). Laddove il primo seziona il termine (e il concetto sottostante) nelle sue componenti, ponendo in primo piano la situazione o il contesto, o l'obiettivo del suo uso, il secondo si preoccupa maggiormente di ricavarne indicazioni di concreta operabilità, per governare efficacemente sistemi informativo-cognitivi aziendali. Come sempre, la verità dipende dal contesto, dalle intenzioni e dal labirinto conoscitivo specifico. Se l'informazione è un dato entrato in contatto con il destinatario di un messaggio e da questo correttamente decodificato e altrettanto correttamente recepito, a maggior ragione la conoscenza non è un che di oggettivo, ma ancor più dipende dall'essere (e ovviamente dall'esistere) del percipiente, che ne fa un che di altamente soggettivo e, in ultima analisi, di culturale (se non: spirituale). Di questo aspetto i sistemi cognitivi aziendali dovranno particolarmente tener conto, per evitare che l'impianto di strategie KM venga ridotto all'acquisto di questo o quel sistema gestionale della "conoscenza". Un software per il KM realizza lo strumento; il KM lo creano i knowledge managers.