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<othersabs xmlns="http://eprints.org/ep2/data/2.0"><item><othabstracts>La rappresentazione della conoscenza è orientata come un vettore alla ricerca della conoscenza che a sua volta è orientata alla soluzione di problemi cioè all’azione che, nel caso del KM, è "business oriented". La rappresentazione della conoscenza passa attraverso forme di "lettura" umana, di "lettura" automatica, di attribuzioni descrittive, di filtraggio, di creazione di ontologie generali e specifiche. Che bisogno c'è delle ontologie nel KM? Ce n'è bisogno in almeno due sensi. 1) Le ontologie rappresentano il fondamento della comunicazione tra le persone e tra i gruppi che si riconoscono in un determinato ambito culturale, linguistico, organizzativo, e all'interno del quale condividono elementi concettuali analoghi, simili o identici; definire le ontologie consente di formalizzare i modi di creazione della conoscenza, regolarne il trasferimento e garantirne la permanenza nel tempo e nello spazio, ovviamente a parità di condizioni: è la mobilità stessa della conoscenza che impone continue e fondamentali revisioni alle strutture formalizzate. 2) Altra applicazione nel KM le ontologie la ricevono per l’esigenza di descrivere entità reali (oggetti fisici, eventi, regioni, quantità di materia, eccetera) o meta-categorie di modellizzazione della realtà (concetti, proprietà, qualità, stati, ruoli, eccetera) usate per la soluzione di problemi;  il ricorso alle ontologie fa compiere un salto di qualità al valore intrinseco delle basi di conoscenza, i cui oggetti (anche di una "semplice" base di dati) divengono ininfluenti in questa formalizzazione che astrae, con un’operazione del tutto a-priori, regole e strutture più generali.</othabstracts><language>it</language></item></othersabs>
