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<othersabs xmlns="http://eprints.org/ep2/data/2.0"><item><othabstracts>La prima legge sul copyright fu una legge di censura. Essa non aveva niente a che fare con la protezione dei diritti  degli autori, o con il loro  incoraggiamento  a produrre nuove opere.   Nell'Inghilterra del  sedicesimo  secolo i diritti  degli autori  non correvano alcun rischio ed il  recente arrivo della  macchina per stampare (la prima macchina per  copiare del   mondo) era  qualcosa che  stimolava  gli scrittori. Così stimolante, infatti, che il governo inglese cominciò a preoccuparsi per le troppe opere che venivano prodotte, non troppo poche.    La nuova tecnologia,  per  la  prima volta, stava rendendo ampiamente disponibili letture sediziose ed il governo aveva bisogno urgente di controllare  il   fiume di  materiale stampato,   essendo allora la  censura   una funzione amministrativa legittima   come la costruzione di strade.   Il  metodo scelto   dal governo fu   di  stabilire una  corporazione privata di censori,  la London  Company of Stationers  (Corporazione dei Librai di  Londra), i  cui  profitti sarebbero dipesi da  quanto bene essi avrebbero realizzato il proprio lavoro. Agli Stationers fu concesso  il diritto su tutta  la stampa in  Inghilterra, sia per le vecchie opere che per le nuove,  come premio per mantenere un occhio stretto   su ciò   che  veniva  pubblicato.</othabstracts><language>it</language></item></othersabs>
